Termocolorimetro fotografico Gossen degli anni '70. Uno strumento ormai superato, perché con le fotocamere digitali la regolazione della temperatura di colore è automatica. Ma in molti casi è utile, se non necessaria, una pre-misurazione, o una correzione successiva, per ottenere immagini con il giusto equilibrio di colori.

Con il cartone bianco il mio bianco è più bianco del tuo

Lezioni di fotografia  N. 5 – 26 marzo 2019 Precedente  Successiva
Chi ricorda la pubblicità dei detersivi di una volta? «Lava più bianco del bianco» era il "tormentone", da Carosello in poi. Declinato di volta in volta in cento variazioni a seconda della marca e del momento.
Oggi il problema del "più bianco" ritorna, perché le fotocamere digitali regolano in automatico il bilanciamento dei colori, ma con l'inevitabile stupidità delle tecnologie "intelligenti". Serve l'intervento umano per mettere a posto le cose.

Nella lezione precedente abbiamo visto che il "cartoncino grigio neutro 18%" serve per determinare la corretta esposizione nelle situazioni di ripresa più critiche e  per regolare il colore in post-produzione. Per l'esposizione non fa nulla se il grigio non è del tutto "grigio", ma per la seconda funzione deve essere perfettamente "neutro", perché in caso contrario provocherà una dominante di colore su tutta l'immagine. 

La perfetta "neutralità" è ancora più importante per il corretto "bilanciamento del bianco" in ripresa. Per questa funzione è meglio usare la seconda faccia del cartone grigio, quella bianca, perché riflette una maggiore quantità di luce (circa il 90%) e quindi offre una misurazione più precisa.
Il problema è che, se in molti casi il grigio non è neutro (si veda la foto in alto a destra nella lezione precedente), a volte anche il bianco presenta qualche dominante di colore.
Dunque la prima cosa da fare è verificare se il cartone di cui disponiamo è perfettamente (o quasi) "neutro". In questo modo capiremo anche come funziona il bilanciamento del bianco nelle diverse situazioni reali . 

La "temperatura di colore" della luce in una fotografia (o in una ripresa video) è data in primo luogo dal rapporto tra la componente rossa e quella blu. Ma per il vero "bianco" è necessario anche l'equilibrio dell'asse verde-magenta.
Alla ricerca del diffusore neutro: i due in alto passano l'esame. Anche quello in basso a destra è accettabile, ma troppo piccolo. Gli ultimi due sono decisamente "gialli"
Il diffusore che si è rivelato più neutro è un pezzo di perspex opalino da 3mm, inserito in un vecchio portafiltri (sopra).
Tra i prodotti commerciali, il migliore si è rivelato questo bizzarro e scomodo arnese lenticolare (sotto).
Pre-misurazione della temperatura di colore della luce solare con i due filtri che hanno passato l'esame iniziale. I valori, controllati successivamente, sono praticamente identici. Attenzione: non si deve mai puntare l'obiettivo senza filtri verso il sole diretto, perché c'è il rischio di bruciare la tendina o il sensore.
Finalmente si può passare alle fotografie decisive, per capire se un cartone grigio-bianco è affidabile per la taratura del colore in ripresa (lato bianco) o per la correzione in post-produzione. I risultati sono nella colonna di destra.

Come controllare se grigio e bianco sono "neutri"

Di che colore è il cartone grigio?
E' una domanda che ricorre spesso nei forum online dei fotografi principianti. La risposta potrebbe essere banale: «Il grigio è grigio, 'gnurànt!», ma il vero problema è: «In che misura i colori fondamentali, rosso, verde e blu, formano il grigio 18%?». Risposta: Rosso=128, Verde=128, Blu=128, per il grigio a metà strada tra il nero (che vale 0) e il bianco (255), come abbiamo viso nella lezione precedente.
La verifica scientifica del grigio di un cartone reale richiede uno spettrofotometro, strumento in uso nei laboratori di fisica e molto costoso. Ma è possibile un controllo abbastanza preciso anche con un sistema artigianale, che comporta una spesa minima. Vediamo come si fa.

1. Per incominciare serve un filtro diffusore, che deve essere perfettamente neutro. Nei negozi online se ne trovano diversi, ma (come per i cartoni) spesso sono tutt'altro che neutri.
Serve anche un piano luminoso, di quelli per visionare le diapositive, sul quale si colloca e si fotografa il filtro da esaminare. Non importa se il colore della luce non è corretto; la fotocamera può restare in totale automatismo.
Dobbiamo solo verificare in post-produzione se il colore del filtro è uguale, o quasi, a quello dello sfondo.

2. Il controllo si fa con il "contagocce" presente in tutti i programmi di grafica e fotoritocco.
Un risultato molto comune, per lo sfondo, è intorno a R=190, G=190, B=190. Di solito il valore non è identico per i tre colori fondamentali, ma poco importa. L'essenziale è che il valore del filtro fotografato in trasparenza sia vicino, molto vicino, a quello dello sfondo. Lo scostamento non dovrebbe superare i 2 punti per ciascuno dei tre colori fondamentali.

Tra i diversi campioni a mia disposizione il migliore si è rivelato un pezzo di perspex opalino, inserito in un telaio per filtri in lastrine, come si vede dalla foto nella colonna di  sinistra. Ma anche uno strano e scomodo oggetto lenticolare, acquistato su Amazon, ha superato la prova. "Tappi diffusori" e simili si sono rivelati troppo tendenti al rosso (in pratica: giallastri, come un foglio bianco esposto alla luce per troppo tempo).

3. Trovato il diffusore giusto, si monta sulla fotocamera, che deve essere impostata per la pre-misurazione del bilanciamento del bianco (vedere il manuale di istruzioni, perché la procedura cambia da una fotocamera a un'altra).
A questo punto si dirige l'obiettivo verso la sorgente di luce e si registra il valore del bianco, per così dire, "perfetto".

4. Con il valore registrato si fotografano, nelle identiche condizioni di luce della fase di registrazione, i lati bianco e grigio del cartone – o dei cartoni – in esame. Per verificare anche la risposta dell'esposimetro, è utile una serie "a forchetta" (bracketing) entro più o meno un valore di diaframma.

5. Infine si passa alla misurazione dei risultati sulle immagini riprese, con un programma di grafica o fotoritocco. Spostando il "contagocce" su diversi punti dell'immagine si possono leggere i valori RGB di ogni zona. E' bene compiere diverse misurazioni su aree differenti: si noteranno valori leggermente diversi, a causa delle varie tolleranze in gioco, ma i numeri devono essere sempre molto vicini.

Per il grigio i valori devono essere nei dintorni di R=128, G=128, B=128. Sono tollerabili differenze di 2 o 3 valori tra R e B (per esempio: R=129 e B=127), mentre il G deve trovarsi più o meno a metà strada tra R e B.
Per il bianco i valori possono variare tra il teorico 128-128-128 e 250-250-250 (dipende da come l'esposimetro reagisce alle alte luci). In ogni caso il valore massimo, pari a 255 per ciascun colore primario, non è significativo, perché significa che l'esposizione ha raggiunto o superato il limite di saturazione del sensore.
Anche in questo caso, se la differenza tra R e B supera i 2 o 3 punti, e se il G non si trova circa a metà strada tra gli altri due, il cartone in esame non è abbastanza preciso e quindi non serve all'uso per il quale è stato acquistato.

Ma c'è sempre il "clic" risolutivo

Concludiamo con un esempio (qui sotto) che rappresenta un caso-limite. Una foto notturna, nel buio quasi totale. La fotocamera non ce l'avrebbe fatta a registrare i valori del cartone bianco. Ma è riuscita a leggere la luce del lampione giallastro, producendo una foto tutta blu. Il muro della casa a sinistra, bianco nella realtà, mostra l'entità del problema..
Ma c'è l'ultima risorsa: si sceglie la funzione "punto di grigio" del programma di fotoritocco e si fa clic proprio sul muro che dovrebbe essere bianco. Una schiarita alle ombre... et voilà! Potenza della fotografia digitale...

La prova del nove: il vecchio campione Kodak, già controllato in luce artificiale, mostra un grigio quasi perfetto. Al centro i valori RGB sono 128-128-128.
L'istogramma relativo alla sola parte grigia della foto precedente mostra una buona sovrapposizione dei colori: il campione è attendibile.
Un cartone "cinese": R=129, G=133, B=137: l'eccesso di blu si nota anche a occhio nel confronto con la foto precedente.
L'istogramma conferma l'impressione e le misure: questo campione grigio non è affidabile.
R=172, G=175, B=190: il lato bianco risulta ancora più blu del lato grigio: è impossibile usare questo cartone per il bilanciamento del bianco.
Questo è l'istogramma relativo alla zona centrale dell'esempio precedente. Del bianco quasi non c'è traccia.
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